L’ultimo canto della fenice

In Recensito da me by Hagar Lane

L’ultimo canto della fenice è un romance scritto bene e piacevolissimo da leggere. Lo vedo indicato per tutte le età, anche se l’autrice si rivolge soprattutto ai lettori di età compresa tra i 14 e i 18 anni.

Il romanzo ruota attorno a un grande amore che non può spiccare il volo – come spesso accade anche tra gli adulti – finché non si tagliano di netto gli eventuali rapporti amorosi in essere. Eppure non è questo il tema che mi ha preso maggiormente, bensì un altro, che per me ha un significato pedagogico profondo.

Questo libro sarebbe bellissimo da leggere assieme alla propria figlia adolescente e poi discuterne con lei. Mi sto riferendo al fatto che c’è una costante in tutta la storia, ed è il comportamento di Antea, che mette sempre gli altri davanti a se stessa. Il modo di fare di Antea mi ricorda il comportamento femminile tipico della millenaria cultura patriarcale occidentale e che ancora fatica a morire.

Le donne sono state plasmate per secoli e millenni perché seguissero regole sociali durissime e diversissime rispetto agli uomini, soprattutto con riferimento alla sfera sentimentale, oltre che a quella sociale. Ecco che ancora oggi è impresso nell’inconscio collettivo femminile di buona parte dei Paesi del mondo occidentale la mentalità che vuole la donna il più possibile in posizione “sacrificale” rispetto all’uomo, nel lavoro, nella società, in famiglia e soprattutto con riferimento ai sentimenti.

Le donne conoscono troppe bene, in sostanza, cosa sia il sacrificio di se stesse a vantaggio del benessere di un uomo, e benissimo conoscono anche il senso di colpa, perché si accende ogni volta che una parte della donna tenta di reagire e mettere se stessa al primo posto. Antea ci permette di vedere bene queste dinamiche messe in atto in tutte le salse e che conseguenze generino. Proprio per questo lo proporrei a mia figlia come lettura: per discuterne poi insieme e analizzare con lei i comportamenti di Antea.

L’autrice, molto saggiamente, ci mostra come il non mettere al primo posto la propria felicità ma quella degli altri genera livelli di sofferenza sempre maggiore per tutti e alla fine le cose comunque scoppiano.

Altro tema affrontato egregiamente dall’autrice è il rapporto genitori-figli, dove le figure genitoriali non ne escono benissimo. Abbiamo tre coppie di genitori molto diverse, ma tutte e tre in qualche modo nuocciono ai propri figli. C’è un padre che perde il lavoro, cade in depressione e a pagarne le spese sarà il figlio, che dovrà sostituirsi a lui in famiglia. Nella seconda coppia di genitori abbiamo una madre che presta attenzione soprattutto all’immagine sociale, e in qualche modo la decisione presa dal figlio sarà legata anche a quel modo di pensare. Ecco che “spingere” una donna a rompere una relazione con un ragazzo che non ama più per fidanzarsi con un altro che ama diventa una sorta di peccato mortale. Infine, la terza coppia di genitori è composta da due grandi lavoratori, così lavoratori da non avere praticamente rapporti con la propria figlia.

Tutto quanto accade fra i tre giovani protagonisti è specchio della fragilità dei giovani d’oggi, della mentalità femminile quando la donna non si sente ancora in pieno diritto di scegliere in amore come da sempre fanno gli uomini, ma è anche frutto delle relazioni genitori-figli da me descritte, dove ai figli, per quanto amatissimi, è mancato qualcosa alla radice: il dialogo costante e aperto con i genitori.

L’ultimo canto della fenice è, per me, soprattutto un eccellente romanzo di formazione: lascia ampio spazio alla riflessione su tanti temi che riguardano i giovani: visti come figli, nelle relazioni tra loro adolescenti e nel rapporto con i maestri che incontrano, come nel caso del Sior Bortolo. Consiglio questo romanzo perché è piacevole da leggere e lancia dei moniti importanti ai giovani, soprattutto alle ragazze. E poi c’è il titolo, che da solo basta a dire che c’è un altro messaggio importantissimo in questo libro, e questa volta rivolto a tutti, indistintamente: risorgere dalle proprie ceneri è sempre possibile, e Antea ci mostra come si fa. Il segreto per riuscirci è sempre lo stesso: amare.