Cavalier Hak & Il Periodico News Online: Articolo e Intervista

In Cavalier Hak by Hagar Lane

Ringrazio la gent.ma giornalista Federica Croce per aver riportato l’intervista che aveva pubblicato ne Il Periodico News qualche tempo fa anche ne Il Periodico News Online. Per chi vuol leggere l’articolo nel sito del giornale, faccia click sulla foto.

OLTREPÒ PAVESE – SCRITTRICE VOGHERESE SPOPOLA IN AMAZON CON IL PRIMO ROMANZO

Patrizia De Pasquale (in arte Hagar Lane), 48 anni, siciliana d’origine e vogherese d’adozione, è una donna manager che ha abbandonato la carriera per reinventarsi scrittrice.

Laureata in ingegneria elettronica, appagata dai successi nel campo del lavoro, ha deciso di misurarsi con una nuova sfida, quella di romanziere, dando alle stampe “Cavalier Hak”, sua prima fatica letteraria.

Il libro, pubblicato lo scorso ottobre, ha riscosso subito successo al punto che Amazon lo ha messo al primo posto come novità più interessante per i ragazzi, e per diverse settimane si è posizionato al secondo posto nella classifica dei bestseller Amazon. In stile fantasy, porta il lettore a scoprire sempre più cosa ci accomuna al Medioevo e al Rinascimento. A livello di trama, “Cavalier Hak” è una storia suddivisa in due libri. Il rapporto metaforico con il presente è una sotto trama costante: l’epoca attuale, battezzata come Neoliberismo, viene non a caso definita anche “Nuovo Feudalesimo” e “Capitalesimo”, e le ragioni sono tante ed affondano proprio nel Medioevo.

Parliamo del suo libro: “Cavalier Hak”. Come mai la scelta di questo titolo?

«I motivi sono più d’uno. Il primo è che Cavalier Hak, come Don Chisciotte, è un personaggio così idealista e originale da meritare di dare anche il titolo al romanzo. Il secondo motivo nasce da una famosa scena presente nell’ottava stagione di Game of Thrones, la serie tv fantasy-medievale che ha spopolato in tutto il mondo. La scena è quella nella quale un gruppo di cavalieri decidono di buttare all’aria l’insensata tradizione che vietava alle donne di fregiarsi del titolo di “cavaliere” anche quando lo erano. Così, Jaime Lannister nomina cavaliere Lady Brienne, e io ho pensato che fosse arrivata l’ora ora che si vedesse sugli schermi una scena del genere, anche perché la verità storica è che un gran numero di donne hanno fatto le guerriere nel Medioevo, non solo Giovanna d’Arco. Ecco che Hak è una donna, un cavaliere, omosessuale, e nel Libro Secondo diventerà pure Re. Il terzo motivo è che “Hak” è l’anagramma di “Akh”: il nome di uno dei tre principi spirituali che compongono l’essere umano per gli antichi egizi. Il romanzo è pieno di segreti di questo tipo e di anagrammi. La “Cava degli Ori”, ad esempio, indica la Banca dello IOR, perché “ORI” è l’anagramma di “IOR”».

Cosa le ha dato l’ispirazione per scrivere questo libro?

«All’inizio, e più di ogni altra cosa, mi ha affascinato la grande sfida con me stessa. Ho deciso che la mia opera prima dovesse essere un fantasy-storico con ambientazioni medievali e dell’epoca rinascimentale, a prova di qualsiasi storico. Gli 85 capitoli che compongono il libro presentano ognuno un’ambientazione diversa (difficile da crederlo, ma è così), e nell’ebook ho riportato in fondo al libro le fonti da me utilizzate per scrivere ogni capitolo, con tutti i link alle stesse. Credo sia la prima volta che qualcuno fa una cosa simile in un romanzo, ed io sono molto fiera di essere stata la prima a farlo».

Il romanzo però ha anche una doppia lettura, metaforica. è corretto?

«Volevo anche scrivere qualcosa che facesse comprendere cosa sta accadendo oggi nel mondo del lavoro, dove i lavoratori sono da più parti definiti “schiavi moderni”. Il Medioevo è un periodo storico perfetto per narrare il presente, poiché ciò a cui stiamo assistendo oggi nel mondo del lavoro, è esattamente ciò che è accaduto nella fase di transizione dall’Alto al Basso Medioevo, nel periodo del cosiddetto “incastellamento”. Non a caso la nostra epoca storica è detta “Neoliberismo”, ma anche “Nuovo Feudalesimo”».

Il libro ha anche dei risvolti filosofici?

«Secondo alcuni sì. Volevo trattare il tema del bene e del male, ma utilizzando il concetto di ombra junghiana e inconscio collettivo. Volevo scrivere un romanzo dove si trattasse il tema della parità di genere, dei diritti degli omosessuali, dell’importanza di vivere in uno Stato veramente laico, e volevo anche trattare il tema, delicato e attualissimo, della sovranità degli Stati. Ho capito che nel piccolo (aziende) come nel grande (nazioni) valeva il detto “corsi e ricorsi storici”, nel senso che, così come nel Medioevo abbiamo avuto un organismo religioso sovranazionale al di sopra degli Stati (la Chiesa Cattolica), analogamente oggi parliamo di un organismo finanziario sovranazionale che schiaccia i popoli con egual ferocia. Alcuni individuano nel MES tale organismo, altri nella BCE, altri ancora nel Bilderberg, e i più nella Comunità Europea».

Da dove deriva il suo pseudonimo, Hagar Lane?

«Scelsi questo pseudonimo oltre 13 anni fa, quando aprii il primo Hagar Blog, del quale ho portato con me il simbolo del cammello, divenuto il mio logo. Hagar è un nome biblico legato a una vicenda molto particolare che riguarda Abramo e Sara, ma anche i due figli di Abramo: Ismaele (avuto con Hagar) e Isacco (avuto con Sara). La storia di Hagar la si può leggere nel cap. 16 della Genesi o nel mio blog, dove ho inserito un post con audio, “La scelta del nome Hagar”, nel quale racconto quanto simbolicamente importante sia il personaggio di Hagar, persino oggi, al punto da sceglierlo come mio pseudonimo. Lane, invece, è semplicemente un cognome inglese, corto e musicalmente perfetto accanto al nome Hagar. Devo aggiungere che purtroppo è risaputo che nel mondo anglofono gli autori italiani non siano molto ben visti. Ecco, ho considerato anche questo nella scelta del mio pseudonimo, giacché intendo concentrarmi soprattutto all’estero».

Cosa rappresenta la copertina?

«Prima di tutto è la spada di un cavaliere, non di un crociato, di cui la spada simboleggia l’anima. Da qui la decisione di metterla in copertina. Un’altra cosa molto importante è rappresentata dall’aura della spada, nel senso che la spada è avvolta dai classici colori usati per rappresentare le note dicotomie “Bene-Male”, “Fuoco-Ghiaccio”, “Caldo-Freddo”, “Luce-Buio”, “Conscio-Inconscio”. Ecco, la storia di Cavalier Hak è un continuo cercare la “via di mezzo” in tutte le cose, che indubbiamente è quella di massima saggezza, mostrando come le dicotomie, fuori e dentro di noi, siano alla base delle peggiori azione compiute da noi umani in ogni tempo».

Come sono nati i personaggi?

«In un’atmosfera di quasi totale isolamento dal mondo, i personaggi di Cavalier Hak sono sgorgati tutti dal mio inconscio, dove risiedono le trame dei romanzi che vogliono essere scritti, popolato da quei centomila personaggi di cui parla Pirandello in “Uno, nessuno e centomila”. La regola ferrea che mi sono data mentre scrivevo era: “No censura”. Ho accolto i personaggi che entravano in scena senza il minimo tentennamento, certa che qualsiasi cosa avessero detto e fatto, avrebbe avuto un senso nel corso della storia. E così è stato. Ho scoperto, cioè, i personaggi e la trama del libro mentre la scrivevo, e ho scoperto il finale della storia solo alla fine, come un qualsiasi lettore».

Esiste un legame tra il libro e l’Oltrepò?

«Dopo aver lasciato il lavoro ho scritto Cavalier Hak, ma poi l’ho chiuso in un cassetto per oltre due anni, perché volevo viaggiare un po’. Ho vissuto oltre un anno e mezzo fuori Italia, in Spagna prima e in Irlanda poi, e solo quando sono tornata e ho messo radici a Voghera ho aperto il cassetto e tirato fuori il mio romanzo. É qui che ho deciso di pubblicarlo».

Quali sono gli autori dai quali prende ispirazione?

«Io leggo di tutto. Posso leggere e scrivere ininterrottamente per giorni, ma raramente romanzi. Leggo saggi di storia, filosofia, politica e psicologia, amo le biografie, leggo libri di spiritualità, ma anche libri sulla fisica quantistica e tante favole. Leggo libri sulla simbologia, libri di poesie e qualche romanzo, certo. Ora sto leggendo delle graphic novel, ad esempio. Se devo dire il titolo del mio romanzo preferito, dico senz’altro “Non ti muovere” di Margaret Mazzantini. Ad ogni modo, osservando il materiale di studio riportato in fondo al mio romanzo si capisce meglio cosa intendo dire perché, capitolo per capitolo, ho preso ispirazione dalle cose più diverse, che ho rigorosamente citato (documentari, libri, tesi, video, film, canzoni, immagini, conferenze, etc)».

Ha sempre avuto sin da bambina la passione per la scrittura?

«Decisamente sì. Da piccola scrivevo poesie. Amavo moltissimo scrivere, tant’è che all’esame di Stato per il diploma da perito elettrotecnico portai come prima materia Italiano e come seconda materia Sistemi. Fu una scelta insolita per uno studente dell’Industriale, ma in realtà erano le due materie che simboleggiavano ciò che avrei fatto nella vita: l’ingegnere e la scrittrice».

È previsto un tour di presentazione nel territorio?

«La presentazione del libro non rientra fra le mie priorità al momento, anche se non nascondo che mi piacerebbe molto farne alcune. Se dovesse capitare, con gioia le farò, ma al momento non dedico le mie giornate a cercare sedi e associazioni che mi ospitino per la presentazione del libro. Ieri ho fatto richiesta alla Libera Università delle Donne, ma è stata la prima e unica volta che l’ho fatto».

Quanto è difficile emergere, secondo lei, per uno scrittore nato in provincia?

«É difficile per uno scrittore di provincia come per uno scrittore della capitale, e ancor di più se stiamo parlando dell’Italia, fanalino di coda in Europa per numero di libri letti. Sono convinta che il mondo editoriale subirà presto una rivoluzione in tal senso, anche perché Amazon sta forzando un cambio radicale nei rapporti “editore/distributore-autore”, sia in termini economici che di diritti. Diciamo che nell’arte c’è da mettere sempre in conto la possibilità di divenire famosi post-mortem. Ritengo che uno scrittore debba, pertanto, occuparsi solo di scrivere dei bei romanzi e basta. Il tempo farà il suo corso e, al momento giusto, se ha scritto un capolavoro, qualcuno lo scoprirà di certo e lo porterà alla ribalta. Se l’autore è morto da cinquant’anni o da oltre un secolo… come dire, non è una cosa così importante in ambito artistico».

Di che temi si occupa e che attività svolge, oltre a quella editoriale?

«Essendo una scrittrice indipendente sono anche imprenditrice di me stessa, pertanto mi occupo a tempo pieno della mia attività editoriale: marketing, pubbliche relazioni, creare collaborazioni con piattaforme importanti legate al mondo dei libri, grafica (le copertine), tools (ne escono sempre di nuovi da valutare), cura del mio blog (fatto da me), social (Quora), seguire attentamente le traduzioni (sto revisionando la traduzione in inglese e partecipando alla traduzione in spagnolo), etc. A ben vedere si può lavorare 24 ore al giorno sul proprio libro, perché non ci sono limiti».

Ha mai partecipato a concorsi?

«Non credo nei concorsi letterari italiani, nemmeno in quelli altisonanti, che infatti non sono ben accreditati all’estero».

Che messaggio intende lanciare con questo romanzo?

«Contiene svariati messaggi. Cavalier Hak parla di come ognuno di noi deve dare un senso alla propria vita, e che non c’è senso più grande che si possa dare del lottare per i propri ideali, costi quel che costi. Parla di come il detto “corsi e ricorsi storici” abbia un grande fondo di verità, perciò la conoscenza della storia aiuta davvero a comprendere il presente. Trasmette un principio meraviglioso che si chiama “Giustizia riparatrice”, e che la responsabilità deve ricadere sempre nei vertici e non in basso, sui lavoratori. Spiega come sia possibile creare una società nella quale le religioni convivono pacificamente, la meritocrazia trionfa su tutte le cose, non ci sono caste e privilegi di sorta, corruzione e persecuzioni, ignoranza e pregiudizi, se solo al vertice si mettono le persone migliori della società, e non le peggiori, come purtroppo ritengo che sempre più spesso facciamo. Parla dell’amore vero: fra due amanti, all’interno della famiglia, fra un re e il suo popolo, e il valore della cultura, che crea più cibo della terra stessa. Vuole insegnare che tutto ciò che vuoi cambiare fuori di te, devi cambiarlo dentro di te, perché quel brutto che vedi fuori è presente anche dentro di noi. Quando lo avremo riconosciuto e accettato amorevolmente come facente parte di noi, per magia sparirà, dentro di noi e poi attorno a noi, fuori di noi».

Progetti futuri?

«In questo 2020 usciranno le versioni inglese e spagnola di Cavalier Hak, pertanto dedicherò molto tempo a lanciare il mio romanzo all’estero. Altri progetti da realizzare nei prossimi 2 anni sono: scrivere la sceneggiatura americana di Cavalier Hak (2 film), tradurre il romanzo in portoghese brasiliano e aprire il mio canale YouTube, dedicato a Cavalier Hak, ovviamente. Fatto questo, Cavalier Hak potrà continuare ad andare avanti da solo, coi suoi piedi, e io potrò finalmente dedicarmi alla scrittura del mio secondo romanzo».

di Federica Croce