Cavalier Hak & Wirlamor: Intervista

In Cavalier Hak, Interviste by Hagar Lane

Ringrazio Simona Affabile che di Cavalier Hak ha scritto:

“Cavalier Hak è un fantasy davvero particolare, di Hagar Lane. Mi ha stupito leggere un romanzo così diverso da ciò che gira. Sono felicemente sorpresa

Grazie anche per la bella intervista che mi ha riservato e che vi riporto qui di seguito.

1. Com’è nato il libro? E come mai hai scelto una struttura così particolare?

Il libro è nato dal desiderio di dire la mia su tantissimi temi di grande attualità, che riguardano l’essere umano, la società, il lavoro nelle aziende, l’Italia, ma anche l’Europa e il mondo intero. Volevo essere libera di dire tutto, senza censure, e niente più di un romanzo garantisce il massimo grado di libertà quando si scrive, soprattutto i romanzi fantasy. Volevo anche mostrare al lettore perché la nostra epoca storica è stata ribattezzata “Nuovo Feudalesimo”, e così il fantasy è diventato sin da subito un fantasy-storico. Non ultimo per importanza, Cavalier Hak è una sorta di viaggio interiore che ho fatto, come Carl Gustav Jung fece il suo scrivendo il Liber Novus.
La struttura del romanzo è particolare per molti motivi. Il primo è che è stato scritto a stretto contatto col mio inconscio, cosa che sono riuscita a fare grazie a un totale isolamento dal mondo per oltre un anno. Quando scrivi a stretto contatto con l’inconscio, non hai bisogno di seguire una scaletta di capitoli o pensare prima alla trama, e men che mai ai personaggi, definendo anticipatamente chi sono e che personalità hanno. Il romanzo sgorga da solo dalle tue viscere, ed esce in una forma che è la più asciutta e sintetica possibile. Questo significa che ogni frase ha un significato e riesci a scrivere in 300 pagine, circa, una storia che normalmente avrebbe occupato due volumi di 600 pagine l’uno. A stretto contatto con l’inconscio la scrittura diventa “visiva”, come si stesse vedendo un film, pertanto, anche senza volerlo, la storia è sì un romanzo, ma convertibile in sceneggiatura nel giro di un giorno. Per ottenere questo ho dovuto/voluto creare un’ambientazione diversa per ogni capitolo del libro (85 capitoli), perché per raggiungere il massimo livello di sintesi possibile è necessario che a parlare sia ogni minuscola cosa che scrivi: ogni gesto e ogni sfumatura, anche della scenografia, ovviamente.
L’altra particolarità del romanzo è dovuta al fatto che ho voluto creare vari livelli di lettura del libro, per mettervi dentro tutto di me. Il libro si può leggere come un romanzo fantasy e basta, godendo della storia, se piace. Ma se dopo aver letto il romanzo, il lettore lo rileggesse fermandosi e studiando tutte le fonti storiche che ho riportato alla fine del libro, suddivise capitolo per capitolo, allora potrebbe imparare l’Alto Medioevo, il Basso Medioevo e parte del Rinascimento come dieci libri di storia messi insieme non riescono ancora a insegnare, ma nemmeno un documentario, o due o tre. Altra chiave di lettura è quella relativa all’Arte della Guerra, nel senso che il lettore, confrontando tutti i tipi di battaglie presenti nel romanzo con le fonti da me indicate (Sun Tzu e “l’Arte della Guerra” e “I 36 stratagemmi” di Magi) può osservare come le più importanti strategie di guerra siano state da me applicate durante tutto il testo, battaglia dopo battaglia, in ogni singola decisione che viene presa da Hak, ma anche dai suoi nemici. Altra chiave di lettura è quella politica, naturalmente, ma anche quella filosofica. In sostanza il libro si è scritto da solo, pertanto la struttura non l’ho decisa io. Io ho solo inteso che struttura avesse il romanzo e, una volta capito il giro, l’ho seguita e rispettata fino all’ultima pagina.

2. Raccontaci qualcosa sulla protagonista.
Hak racchiude in sé tutto ciò che viene penalizzato da secoli e millenni in questo mondo. È una donna, prima di tutto, il che significa davvero essere discriminati fino al midollo. Questa discriminazione nasce nel Basso Medioevo, ma non è cambiato molto da allora se solo pensiamo che sono trascorsi 800 anni. Ottocento anni sono quasi un millennio. Beh, prima c’erano le torture e i roghi, oggi abbiamo le donne violentate e i femminicidi. Teniamo conto che l’Italia è stata, tra l’altro, l’ultimo Paese d’Europa a inserire nel suo codice penale, recentissimamente e dietro obbligo della CE, il reato di tortura. Prima c’era il divieto per le donne di lavorare (questo esplode nel Rinascimento, “grazie” al Papa e a Lorenzo il Magnifico che per risolvere il problema della scarsità di lavoro decisero di vietare alle donne l’iscrizione alle Congregazioni, che significava perdere il lavoro che avevano e non poter mai più lavorare), ma oggi abbiamo un Capo del Governo che parla della necessità di fare una vera legge sulla parità di genere (sempre perché obbligato dalla CE), e quotidianamente si possono leggere casi di discriminazioni verso le donne in tutti gli ambiti della società. Solo di un paio di giorni fa è l’articolo de Il Fatto Quotidiano dove si parla delle donne che studiano chirurgia ma non fanno le chirurghe, perché i chirurghi (tutti maschi) vogliono altri maschi con loro in sala operatoria. Hak rappresenta una donna capace, tra l’altro, e mentalmente libera da taboo, da pregiudizi e da ogni folle dogma imposto dalla religione e dalla legge. Hak è anche omosessuale, perciò è il top: donna, capace, mentalmente libera e omosessuale. Inoltre è una donna che osa occupare in società un ruolo che si riteneva spettasse di diritto solo ai maschi. Niente di più odioso possa esserci in una società maschilista, dove, ricordo, il maschilismo è anche insito in molte donne o non saremmo messe come siamo dopo oltre 2000 anni di società patriarcali. Ecco perché Hak o la ami o la odi, perché si presenta come tutto ciò che è sempre stato schiacciato dal potere maschile, che per dominare il mondo indisturbati per migliaia di anni hanno solo dovuto schiacciare donne come Hak, o il mondo sarebbe ben diverso da quello che è. Pensa solo ad una donna come Giovanna d’Arco, che ha combattuto decine di battaglie, ponendosi alla testa dell’esercito francese, riportando una marea di ferite. Giovanna era un cavaliere con tanto di armatura, spada e cavallo (in pieno medioevo) e ha conquistato la vittoria per la Francia sull’Inghilterra dopo cent’anni di guerra che vedevano la Francia sull’orlo della sconfitta. Un uomo al suo posto sarebbe stato glorificato fino all’ultimo secondo della sua vita, mentre Giovanna d’Arco capovolge le sorti di una guerra che sembrava eterna e conquista la vittoria per la Francia, e che riceve in cambio? Il rogo! Ovviamente Hak ha tanto di me, delle mie scelte di vita e dei miei valori, per i quali mi sono sempre battuta mi batterò sempre.

3. Quanto hai messo di te stessa nei personaggi?
Sono tutti parti di me. Avendo scritto Cavalier Hak a stretto contatto col mio inconscio, posso assicurare agli psicologi occidentali che stanno prendendo un granchio ancora adesso quando parlano di un IO governo e delle sub-personalità. Non è così che è organizzato il nostro inconscio, tutt’altro. Noi siamo una costellazione di personaggi, esattamente come ha cercato di spiegare Pirandello in “Uno, nessuno e centomila”. In realtà dentro di noi c’è una sorta di compagnia teatrale, e tanti personaggi vanno aggiungendosi col tempo. Certo che ci sono i protagonisti nel racconto della nostra vita, ma gli altri personaggi che vivono dentro di noi non sono affatto parti che acquistano dignità solo se unite in un tutt’uno per formare un Io, perché così non è. Sono personalità complete di tutto e che, all’occorrenza, si sostituiscono al timone della nostra nave, divenendo quello che in quel momento vedremmo come l’IO. Ecco che io conosco benissimo Mercuria, Alexandra, Ortensio, Settimo, Serio e tutti gli altri personaggi, perché fanno parte di me, della mia compagnia teatrale, della costellazione che sono.

4. Che ruolo ha la magia nel romanzo?
Ha il ruolo fondamentale che possedeva nel Medioevo e nel Rinascimento, e che ha perso durante l’Illuminismo. La magia non è il mago Silvan che tira fuori un coniglio da un cilindro e non è finzione per far divertire i bambini alle feste di compleanno. In realtà magia è la metamorfosi di una libellula, la Luna che regola le maree e il ciclo mestruale delle donne, sono i miracoli che avvengono continuamente attorno a noi. C’è magia è in ogni cosa che ci circonda e in noi stessi, che siamo fatti per il 95% e più di energia e solo per il 4-5% di materia, che abbiamo più batteri e microbi nel corpo che cellule normali, che sogniamo, che creiamo. Tutto è magia, se solo guardiamo le cose con gli occhi del cuore. Nel saggio che sto scrivendo, la magia esce fuori da ogni pagina, ad esempio, perché magia è anche tutto ciò che è avvolto nel mistero, simbolico, arcaico, eppure presente nascostamente nelle vite di ciascuno di noi, ora come diecimila anni fa, per capirci. Vedi, noi siamo frutto di miti e archetipi. Tutto ciò che oggi mettiamo sotto il cappello della magia, un tempo era arte curativa, filosofia, verità, connessione simbolica col Tutto. Dobbiamo recuperare la magia per tornare a stupirci e riscoprire la magnificenza del creato.

5. Quali sono i temi affrontati nel libro?
La parità di genere. La parità tra eterosessuali ed omosessuali. La libertà (vera) di culto. A tal riguardo non dimenticherò mai la bellezza che coglievo ogni giorno in Irlanda quando vedevo ad ogni passo chiese diverse, di tutte le religioni possibili e immaginabili, e non solo chiese protestanti, per capirci. Quando ne frequenti diverse, senza pregiudizi di sorta, inizi a fare le differenze fra l’una e l’altra, e c’è da divertirsi davvero. Capisci che ci sono chiese/religioni che fanno tantissimo bene alla collettività, unendo le persone e non dividendole e mettendole le une contro le altre, ma altre chiese sono davvero sanguisughe e fomentatrici d’odio, proprio come sosteneva Hak. Vorrei un’Italia piena di tutte le chiese del mondo e non zeppa per il 98% di chiese cattoliche. In Cavalier Hak tratto il tema del lavoro e mostro come si sia passati dalla piena libertà dei lavoratori alla schiavitù (passaggio dall’Alto al Basso Medioevo) e che oggi sta succedendo la stessa cosa. Faccio solo un esempio a tal riguardo: la corvée (il lavoro straordinario gratuito che i lavoratori dovevano fare per i padroni) non esisteva nell’Alto Medioevo, dove i lavoratori avevano più diritti dei lavoratori di oggi, in proporzione. Nasce nel Basso Medioevo la corvée, perché prima, nell’anno 1000, gli straordinari erano a libera scelta dei lavoratori e andavano pagati. Oggi siamo tornati ad istituire la corvée, di fatto, ma anche molto peggio, direi. I lavoratori italiani non godono più di alcun diritto. In Cavalier Hak parlo dell’importanza di vivere in uno Stato veramente Laico, pur permettendo e proteggendo al suo interno la libertà di culto per tutti. Parlo della corruzione e dell’evasione fiscale da parte dei ricchi, che è un fenomeno nato nel Medioevo, quando inventarono quello che oggi chiamiamo “Trust”: un istituto giuridico che permette di trasferire le proprie ricchezze ad un prestanome, che le gestisce secondo un patto fiduciario, in assoluta segretezza e senza pagare le tasse. Questa cosa è incredibile e assolutamente legale, per chi non lo sapesse. Ebbene, quello che accade oggi è il ripristino a piè pari di una pratica creata agli inizi dell’anno 1000, ed esattamente nel 1062, in piena epoca feudale, dove in buona sostanza i poveri mantengono i ricchi. Potrei andare avanti e mostrare come stiamo ripristinando oggi, in tutti i campi, le regole delle società feudali. Possiamo andare sulla Luna e avere tutti i telefonini e i social che vogliamo, ma al tempo stesso stiamo assistendo ad una paurosa involuzione sociale, che è ciò che conta davvero. Nel romanzo parlo dell’importanza di ridurre l’orario di lavoro e far lavorare tutti, e del diritto/dovere di studio. A tal riguardo ricordo che ormai si parla dell’Italia come del Paese con più alto tasso di analfabetismo in Europa e dove il livello di analfabetismo funzionale ha superato tutte le soglie di allarme. Riguardo la cultura e lo studio, mostro un’organizzazione delle Università Medievali che era incredibilmente più moderna delle attuali, dove davvero i libri di testo venivano scritti insieme, da docenti e alunni, mentre oggi in Italia si impone ancora e sempre il sapere dall’alto verso il basso. Parlo della falsificazione dei bilanci e dei prodotti fatta da tantissime aziende in tutti i settori (falsificazione delle merci di magazzino e delle etichette, simboleggiate dalle teste degli animali valutate durante la vendita del pellame). Parlo di imprenditori come Lucas che desiderano guadagni facili, e li ottengono attraverso manovre finanziarie e non facendo sana imprenditoria. Sono governatori che vogliono trasformare le aziende in Draschi, togliere le libertà e i diritti ai lavoratori, riducendoli davvero in schiavitù. Parlo del Nuovo Ordine Mondiale, perché ciò che avviene nel piccolo, nelle aziende, avviene anche in grande, nella dimensione Paese e mondo. Ecco che nel Medioevo avevamo un potere sovranazionale e religioso che comandava sugli Stati, la Chiesa, e oggi abbiamo la Comunità Europea e lobbies finanziarie potentissime che governano sugli Stati del mondo. C’è di più: siamo nell’epoca in cui le dieci persone più ricche del mondo posseggono una ricchezza superiore a quella dell’intera Europa, e per tutti va bene così. Parlo di moltissime cose nel mio romanzo e, soprattutto, dell’importanza di battersi nella vita per i propri ideali e non per il proprio tornaconto personale, costi quel che costi, come fa Hak e la sua banda di amici. E poi tratto il tema del destino, sin dalle prime pagine, e dell’importanza di rompere le maglie del proprio karma, matrice inconscia, eredità metagenealogica (chiamiamolo come vogliamo) e scoprire se stessi.

6. Cosa rappresenta scrivere per te?
È un modo per raccogliere i risultati dei miei tanti studi e condividerli con chi vuole, oltre che lasciarli ai posteri. È un modo per raccontare tante esperienze della mia vita in chiave romanzata e metaforica, perché in Cavalier Hak c’è tanto di autobiografico: la prima parte è totalmente autobiografica, la seconda anche, ma in modo molto più invisibile ai più.

7. Quali libri hai adesso sul comodino?
Sorrido. In realtà ho entrambi i comodini pieni di libri, perché dormo su un letto matrimoniale, ma non sempre dallo stesso lato. Su un comodino ho “Il Libro di Thoth – Tarocco Egizio” di Aleister Crowley, “I segreti dei Tarocchi Rider Waite Smith”, perché ho iniziato a studiare anche il Tarot di Rider Waite Smith, e poi c’è il mio libro, Cavalier Hak, del quale amo leggere un pezzettino ogni sera. Sull’altro comodino ho “Storia della pirateria” di David Cordingly, “L’isola dei pirati” di Michaele Crichton e la stampa del saggio che sto scrivendo, intitolato “Il 71esimo senso: la Torre”.

8. Quali sono le tue influenze letterarie?
Non ho uno scrittore o un genere letterario preferito. La scrittura è sperimentazione, per me, è come progettare un database relazionale molto complesso, perché devi correlare una marea di dati nel modo più efficiente ed efficace possibile, per far scaturire qualcosa di originale, utile e bello. Leggo di tutto, nel vero senso della parola, anche i libri più impensabili.

9. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Scrivere il saggio “Il 71esimo senso: la Torre”, al quale mi sto dedicando anima e corpo, come feci con Cavalier Hak. E poi c’è la pubblicazione del Libro Primo di Cavalier Hak in spagnolo, che spero avverrà a Dicembre. Mi mancano pochi capitoli per finire la traduzione, ma dovrò rileggerlo e affinarlo decine di volte, ovviamente.

10. Saluta i lettori come farebbe la protagonista del tuo libro.
Hak non saluta mai, nessuno, entra sparata in una stanza e va subito al dunque. Perciò, amici miei, non vi saluterò come farebbe Hak, ma vi lascio con le parole di Mercuria, la saggia strega di Hak, sul concetto di bene, verità e giustizia, perché credo ci sia tanto bisogno di questo nel mondo: bene, verità e giustizia.

«La verità è spesso trafugata e mascherata, Cavalier Hak, quando non stuprata e arsa al rogo come una strega. L’unica cosa che possiamo fare è lottare per difendere la verità anche con le nostre vite, come stiamo facendo. Ma voi avete ragione, la verità è dipinta sui muri, scolpita nel marmo e scritta sulle pergamene, e ognuno la dipinge, scolpisce e descrive come vuole. Ai posteri il compito di riconoscerla in mezzo a tante menzogne.»
«Come faranno a riconoscerla?» volle sapere Hak.
«Arte del bene, della verità e della giustizia. La verità, come un’ancella di Venere, si accompagna sempre ad altre due grazie, che sono il bene e la giustizia. Se non c’è bene e giustizia, non può esserci nemmeno verità.»
«Temo che la lotta per difendere la verità non avrà mai fine.»
«Nemmeno quando sarà accertata e nota a tutti, Cavalier Hak. Ci sarà sempre qualcuno che la rimetterà in discussione, anche fra mille anni, usando il suo potere per camuffarla, violentarla e bruciarla al rogo sempre per lo stesso desiderio folle di possedere altri uomini.»

GRAZIE!