Speziali a Siena nei secoli XIV-XV

In Recensito da me by Hagar Lane

Eccoci qui con la terza recensione scritta per il portale Storie di Storia. Questa volta parliamo di un saggio sugli Speziali senesi di fine Medioevo, scritto da Veronica Ambrosino ed edito da Italia Medievale: un bel portale sul Medioevo che consiglio a tutti di seguire.

Come sempre, riporto qui di seguito un piccolo stralcio della recensione da me scritta, e poi rimando alla recensione completa in Storie di Storia.

… … … Interessantissima la porzione del Compendium aromatariorum riportata nel testo, perché ci ricorda l’aura di correttezza comportamentale e professionale che avvolge la figura del farmacista ancora oggi (non anche delle case farmaceutiche, ritengo), ma anche perché dovrebbe farci riflettere sui valori che dovrebbero stare alla base di qualsiasi professione e professionista, oggi come allora. Ecco che lo speziale doveva rispettare un codice di condotta, nella vita privata quanto in quella professionale, molto rigido e ben preciso, dove persino si richiedeva che lo speziale fosse “ben istruito ed esperto nella propria arte, premuroso, sollecito, di animo mite e onesto, timoroso di Dio e della propria coscienza”, e che non fosse “troppo giovane, superbo, pomposo, dedito alle vanità, al gioco e al vino”.

Dopo l’Introduzione, si entra nel cuore del testo, col capitolo intitolato “L’arte senese degli speziali”. Ecco che la Ambrosini ci mostra come, dopo il codice moralistico, si passa al Breve degli Speziali, e cioè al codice deontologico che dovevano rispettare, sotto giuramento, i Maestri Speziali con riferimento all’Arte degli Speziali stessi, ossia alla Corporazione delle Arti e Mestieri alla quale dovevano obbligatoriamente appartenere per esercitare la professione. Corretto aver definito “Arte” quella corporazione, giacché In Italia le corporazioni avevano nomi diversi da regione a regione: si chiamavano “arti” in Toscana, ma “fraglie” in Veneto, “scuole dell’arte” a Venezia e “paratici” in Lombardia, “gremi” in Sardegna, “società d’arti” a Bologna, e “collegi” a Perugia. Il nome ufficiale, per tutte, in latino, era “universitates” o “collegia”.
Ecco, tale parte è stata oggetto di mie profonde riflessioni, poiché ritengo che argomento importantissimo sia quello delle Corporazioni, dalle quali sono scaturiti i nostri attuali Ordini Professionali. E si coglie come già secoli fa uno dei propositi delle Arti fosse quello di arginare la presenza dei ciarlatani, cioè di quanti svolgevano la professione senza possedere i requisiti per farlo. Argomento attualissimo, direi, e ancor più proprio nel settore della medicina, dove si leggono e si vedono ancora nei servizi giornalistici di quante persone facciano i medici senza esserlo, e di altri che vendono farmaci miracolosi per questo o quel male con grande nonchalance.
E’ stato interessante leggere la differenza tra la professioni dello speziale e quella del pizzicagnolo, ma anche di come fosse stata legalizzata la figura del “ricercatore”, ossia di colui che segnalava i ciarlatani alle autorità competenti, e che, per tale motivo doveva essere ricompensato economicamente, senza se e senza ma. … … CONTINUA

Alla prossima recensione, ragazzi.

Vostra, Hagar