I libri hanno un’anima

In I miei Editoriali, Il 71esimo senso, Liber Novus, Timbro e firma by Hagar Lane

Questo post è dedicato a quanti hanno letto il mio romanzo, “Cavalier Hak”, e le prime versioni dell’Incipit del saggio che sto scrivendo, “Il 71esimo senso: La Torre”. Grazie di cuore per le parole che mi avete scritto.

Io non sto molto sui social, lo sapete. Amo le email, la comunicazione privata, che credo debba essere riscoperta al più presto, perché ha un valore e un sapore speciali, che i social ci hanno fatto dimenticare.

Ho tolto dal Blog la possibilità di commentare, cosa che in tanti mi avete chiesto di spiegare, proprio perché credo nella bellezza e nel potere della comunicazione privata. E al tempo stesso, però, ho creato una copertina per il mio sito (le immagini che vedete in Home page), sebbene per i più la Home page, sempre “grazie” ai social, sia “passata di moda”. Per me è una cosa bella, invece, che va riscoperta, anche questa, di corsa. Tra l’altro, il giorno in cui mi vedrete seguire le mode, chiamate pure il 118, perché è segno che qualcosa in me non va.

Questo post è dedicato a chi mi ha chiesto quali regole seguo nella scrittura, perché semplicemente gli è piaciuto “Cavalier Hak” e non perché io sia docente di scrittura in qualche corso, ovviamente. Grazie per la fiducia, quindi, e di vero cuore rispondo alla domanda.

Le regole che seguo sono tantissime, ma in questo post parlerò di quella che, forse, è la “regola madre”, prendendo ad esempio l’Incipit del saggio che sto scrivendo. Un esempio, infatti, vale più di mille parole, sempre, tant’è che per me alla base dell’Educazione c’è la Coerenza del maestro, sia esso un genitore o un dirigente d’azienda.

L’Incipit del mio saggio l’ho cambiato già 10 volte, e ieri l’ho cambiato ancora. Forse ha raggiunto la sua forma definitiva, ma sottolineo la parola “forse”, perché non mi stupirei se, in realtà, finissi per modificarlo altre 100 volte da qui a quando completerò il saggio.

Se avete scaricato la prima versione dell’Incipit e le successive (so che uno di voi l’ha fatto, Angelo, al quale mando un grande abbraccio per le parole che mi ha scritto), mettetele a confronto e poi confrontatele con quella che  allego in fondo a questo post e linko nel menù del sito, alla voce “Liber Novus – Incipit del saggio”. Trovate le differenze, tipo gioco della Settimana Enigmistica, e capirete tutto da voi stessi, senza bisogno che io dica una parola.

Così si apprendono, per me, i segreti della scrittura: con esempi pratici e non con fiumi di parole. Si prende un testo e si guarda com’è passato dalla prima all’ultima versione, step dopo step, lasciando tutto lo spazio all’intuito. L’inconscio capirà senza bisogno che voi verbalizziate alcun ragionamento, e saprà replicare la regola senza sforzi, perché quella regola non l’ha letta, ma l’ha vissuta, e pazienza se non saprete spiegare più di tanto come ci siate riusciti. Avrete imparato la regola, l’avrete messa in pratica e buonanotte al secchio. Questa è l’unica cosa che conta, credetemi, mentre il resto è  “erudizione”, che alla fine non serve a niente e a nessuno.

La regola madre di cui parlo dice che, per fare lo scrittore, si deve accettare che la scrittura NON sia statica, ma un flusso continuo, come la vita, che cambia ogni istante. Concretamente, significa accettare di dover compiere ogni giorno lo sforzo di modificare continuamente i capitoli, i paragrafi, le note, le parole, le immagini e la punteggiatura, stampando e leggendo su carta cento volte ogni frase, e pazienza se si spenderà un botto di toner. Nella scrittura non si può fare a meno di rispettare questa regola, per me, altrimenti si giunge a quello che è stato definito “blocco dello scrittore”.

Io ho capito che il famoso “blocco dello scrittore” non era affatto una sorta di fenomeno temporalesco casuale che appariva periodicamente nel cielo degli scrittori. In tanti danno consigli su come superarlo, ma nessuno ha mai spiegato come si generi, l’avete notato? Non posso generalizzare a tal riguardo, ma certamente posso dire cos’è, per me, il blocco dello scrittore, giacché l’ho vissuto tante volte.

Il blocco dello scrittore è il segnale inviatomi dal libro che sto scrivendo per dirmi che devo sistemare qualcosa nella pagine fin lì scritte, come se il libro avesse un’anima propria. Questo accadeva in “Cavalier Hak”, e questo sta accadendo nel saggio “Il 71esimo senso: la Torre”. Il libro si ferma ogni volta solo per indicarmi, semplicemente, che c’è qualcosa che va rivisto, corretto, integrato, modificato, spostato o riorganizzato nelle pagine già scritte. Il libro che si sta scrivendo, se glielo permettiamo, diventa esso stesso la nostra guida, facendo sì che alla fine il testo sia espressione della sua e della nostra anima, e non del nostro Ego.

Dedico un terzo del tempo allo studio delle fonti, un terzo alla scrittura e un terzo alla riscrittura di ciò che ho scritto. Se togliessi uno solo di questi tre terzi che compongono la mia scrittura, so per certo che il libro si fermerebbe puntando i piedi, e viva Dio che lo fa!

Qui di seguito l’ultima versione dell’Incipit del mio saggio.

Vostra, Hagar