Hagar Lane & Babette Brown

In Cavalier Hak by Hagar Lane

Ringrazio moltissimo Babette Brown per l’intervista fattami qualche tempo fa e pubblicata ieri nel loro bellissimo portale dedicato al mondo dei libri. L’immagine che appare della copertina di Cavalier Hak non è l’ultima versione, ma va benissimo così, perché il mio romanzo è in continuo divenire. E’ uno dei lussi, per me irrinunciabile, che può permettersi uno scrittore indipendente: cambiare la copertina e quello che gli pare e piace come e quando vuole.

Adesso Cavalier Hak, per mia scelta, non ha più al suo interno alcuna prefazione e nota d’autore. Preferisco che dalla prima all’ultima parola il lettore possa udire solo la mia voce, giacché il modo di vedere il mondo e di agire di Hak è anche il mio, e viaggia ad un livello di coerenza così alto da mettere i brividi addosso persino a me a volte. Non posso e non voglio, di conseguenza, farmi garante anche della coerenza di altri diversi da me, con riferimento ai valori che porto avanti con Cavalier Hak, perché semplicemente non ho gli strumenti per farlo. Alla fine ho scelto di non volere prefazioni all’interno di nessuno dei miei scritti, né ora né mai.

GRAZIE ancora di cuore a Babette. Click sull’immagine sotto per andare all’intervista completa, del quale riporto qui di seguito un piccolo estratto.

Abbiamo con noi Hagar Lane, autrice del fantasy storico “Cavalier Hak”. Una chiacchierata davanti a una tazza di tè è l’ideale in questa giornata uggiosa.

Che genere scrive? Ce ne parla? Ci racconta come mai ha scelto questo genere per esprimersi?
Scrivo fantasy-storici, ma non l’ho scelto io. È stato il fantasy-storico a scegliere me, e credo proprio che mi calzi a pennello. Mi piace stare in una dimensione fantastica, dove si sorride, ma al tempo stesso si legge di tematiche importanti, che stimolano riflessioni profonde su noi stessi, l’epoca storica in cui viviamo e il senso della vita.

C’è qualcosa di autobiografico nel suoi libri?
Il Libro primo di Cavalier Hak – il mio romanzo si compone di due libri – è molto autobiografico. Il Libro secondo lo è comunque, perché ho capito che tutti i personaggi semplicemente erano le mie voci interne che parlavano senza censure.

Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: è una lettrice assidua? Legge tanto? Quanti libri all’anno? 
Io sono una lettrice quasi ossessiva, ma non di romanzi. Ho letto una marea di saggi, libri di psicologia,  management, informatica, economia, strategia, business, favole, tarocchi, religione, politica… Sono un’amante dei documentari, che guardo la sera al posto dei film, e vedo una quantità immensa di conferenze. Guardando i documentari incorpori una forma di linguaggio particolare: asciutta, senza fronzoli (molto americana, direbbe qualcuno), che ritengo essere potente con riferimento soprattutto alla voce narrante. Per arrivare ad una scrittura “visiva” ritengo si debba maneggiare quel tipo di linguaggio, tipico dei documentaristi. Le conferenze, invece, ti insegnano il ritmo. Sembrerà strano, perché il ritmo rimanda al mondo della musica, e invece è un aspetto importantissimo anche nei romanzi. Non sapendo suonare nessuno strumento musicale, ho capito che guardando le conferenze imparavo un sacco di cose interessantissime, ma assorbivo soprattutto, quasi per osmosi, il senso del ritmo nell’uso della parola, anche scritta. Impari a ragionare “per immagini”. Quando unisci alle conferenze i documentari, lo studio della psicologia, della simbologia, del linguaggio corporale, etc. è evidente che, senza saperlo, ti stai costruendo una cassetta degli attrezzi che ti tornerà utilissima anche come scrittore di romanzi.

A cosa sta lavorando ultimamente?
Sto rivedendo la versione in inglese del Libro Primo di Cavalier Hak, che esce adesso, e mi sto preparando per la scrittura del mio prossimo romanzo.

CONTINUA…