Cioccolato di Modica IGP

In La Torre: Nutrizione, Liber Novus by Hagar Lane

Anch’io ho mangiato per una vita il finto cioccolato senza saperlo, perché prima dovremmo metterci d’accordo su cosa si intenda per cioccolato. Se dal grano, ad esempio, si tolgono il 90% e più dei nutrienti e rimane una pallazza di amido (leggi: zucchero) che mi viene venduta come “pasta”, io potrei dire che non è pasta, ma zucchero, no? Se il mio modo di definire gli alimenti segue regole diverse da quelle del consumismo di massa, è evidente che non ci ritroviamo con i termini.

Voi direte: “Il vero cioccolato è quello con minimo il 70% di cacao?”

Diciamo che un cioccolato con almeno il 70% di cacao è meglio di qualsiasi altro cioccolato, ma il punto chiave è come viene lavorato. A seconda di come viene lavorato il cacao si può parlare di cioccolato o no.

Il cioccolato ha dei nutrienti speciali e preziosissimi per il nostro corpo che non possiede nessun altro alimento sulla faccia della Terra, ma nel 99% dei casi e più viene lavorato ad alte temperature, cosa che comporta la distruzione di tutti i nutrienti che facevano del cioccolato il cibo preferito dagli Dei (assieme al miele, immagino). Il vero cioccolato è quello in cui il cacao è lavorato a freddo.

E chi ha capito questo? I siciliani, ovviamente. Ieri ho trovato al supermercato il Cioccolato IGP di Modica, e l’ho preso. Ecco, sappiate che il cioccolato siciliano di Modica è il primo cioccolato al mondo a ricevere la denominazione IGP, altro che svizzeri, belgi e francesi messi insieme.

Vi allego l’etichetta, così potete leggere e capire dove sta la differenza rispetto a qualsiasi altro cioccolato. Non importa se ha il 50% di cacao, conta la lavorazione a freddo.

Questo ha il 50% di cacao perché ha un 8% di pistacchi siciliani, ma la prossima volta prenderò quello non aromatizzato, che ha minimo il 60% di cacao. Ovvio, che se ne deve mangiare un quadratino, perché ha molto zucchero, ma almeno ha anche le sostante nutritive che fanno delle fave di cacao delle fave di cacao. Scusate la ripetizione, ma ci siamo capiti. Se io lavoro le fave di cacao ad alte temperature e faccio perdere loro tutte le sostanze nutritive, posso ancora definirle “fave di cacao”? Ecco, il punto è che secondo me NO, non sono più fave di cacao, perché ciò che fa delle fave di cacao delle fave di cacao sono proprio le loro caratteristiche sostanze nutritive, che non dovrebbero andare perse. Tradotto: si dovrebbe o vietare la lavorazione a caldo del cacao per fare il cioccolato o cambiare nome al “cioccolato” che non possiede nessuna o quasi delle sostanze nutritive delle fave di cacao.

Da oggi in poi si mangia solo cioccolato IGP di Modica o cioccolato lavorato a freddo. Tutto il resto è noia, potremmo dire.

Se io fossi il ministro dell’istruzione Azzolina come prima cosa avrei sostituito l’ora di religione a scuola con l’ora di educazione alimentare, che basta e avanza per far capire ai giovani come funziona il mondo: dagli allevamenti intensivi degli animali agli insetticidi e gli OGM; dai disboscamenti delle foreste pluviali del Madagascar con la perdita per sempre di piante medicinali che erano presenti solo lì da millenni al packaging e tutti i problemi dell’inquinamento legati all’usa e getta sfrenato che si è creato in ambito alimentare; dalle catene produttive industriali al funzionamento del corpo umano, dalla salute alle malattie, per non parlare del problema beffa del mondo: metà della popolazione mondiale muore di fame e l’altra metà è sovrappeso o obesa e solo negli Stati Uniti d’America muove un giro di affari di 3 trilioni di dollari l’anno solo relativi alle diete, per non parlare del resto: farmaci, psicologi, palestre, etc. Alla prossima, amici miei.