Adios Dipendenza n.1: il fumo

In La Torre: Nutrizione, Liber Novus by Hagar Lane

Tutti noi abbiamo da 1 a 3 dipendenze legalizzate, di cui due sono gravissime. Sto parlando del fumo, del caffè e degli zuccheri. Oggi parliamo solo della prima, il fumo, e a breve seguiranno altri due post, naturalmente: uno sul caffè e l’altro sugli zuccheri.

Il primo obiettivo che voglio raggiungere nella costruzione della mia torre (il mio corpo release 2.0) è quello di erigerla su fondamenta solidissime, che per me sono rappresentate dalla liberazione da qualsiasi forma di dipendenza fisica, che intacca il corpo. Io ho queste tre dipendenze – fumo, caffè e zuccheri – quindi mi libererò da queste.

Tu che hai scoperto il mio blog da poco e vuoi avventurarti in un viaggio simile al mio, sappi che non devi liberarti da queste tre dipendenze, ma riconoscere quali sono le tue (quella da zuccheri probabilmente ce l’hai ma non lo sai ancora) e liberarti da quelle.

Ad esempio, se tu bevi 2 caffè al giorno (più quello nel latte la mattina), non hai una dipendenza da caffè. Io ne bevo 6, però, perciò ho sviluppato una dipendenza da caffè. Io non dovrò passare da 6 caffè al giorno a 2 caffè al giorno, come la dipendenza da fumo non si elimina passando da 20 sigarette a 2 o 3 sigarette al giorno, ma eliminandole totalmente. Ecco che io dovrò passare gradualmente da 6 caffè al giorno a zero caffè al giorno, purtroppo. Ma del caffè ne parleremo in un altro post. Qui mi preme specificare come distinguere una dipendenza da una non-dipendenza e come si affrontano, per me, le dipendenze. Da scienziata e cavia al tempo stesso, conoscendo benissimo la dipendenza da fumo, dico che per eliminare una dipendenza, qualunque essa sia, non si deve ridurre la sostanza da cui si dipende, ma eliminarla del tutto. Questo è ciò in cui credo, perché l’ho provato su di me moltissime volte (basta una sola sigaretta per risprofondare nel baratro) e questo è, quindi, l’approccio che seguirò.

L’1 Luglio ho smesso di fumare. Era un passo fondamentale e quindi l’ho fatto. Ma solo fra un anno dirò che io non fumo, che mi sono liberata delle sigarette per sempre, perché so quante e quali prove mi aspettano e voglio superarle tutte prima di cantare vittoria.

Il primo mese è il più brutto. Si devono superare le crisi di astinenza e gli attacchi improvvisi di voglia di fumare, ma anche ostacoli come la fame senza fine, la stitichezza, l’ansia, il nervosismo, gli attacchi depressivi, l’insonnia, la stanchezza, la pesantezza, il metabolismo che cala, i kg. in più che metti, etc.

Questa volta, stranamente, ho superato tutto questo senza sforzi, e a chi vuol sapere come abbia fatto, rispondo che, a differenza delle altre volte, questa volta ho una motivazione forte per smettere di fumare. 

Voglio costruire la mia torre junghiana, il mio corpo release 2.0, e sono curiosissima di vedere cosa succede, per scriverlo nel mio saggio esperienziale “Il 71esimo senso: la Torre”, quindi non posso che iniziare spezzando tutte le catene legate al mio corpo, e prime fra tutte quelle del fumo. La risposta è, quindi che non si deve avere forza di volontà per smettere di fumare, ma una forte motivazione per farlo.

Il secondo mese senza fumare, che è quello che sto vivendo ora, è il mese nel quale la forma pensiero dei fumatori (l’egregora dei fumatori) farà di tutto per riprendermi in squadra, e chi ha studiato un po’ di filosofia della tradizione Essena sa di cosa sto parlando (gli altri proseguano senza problemi). Una volta l’egregora dei fumatori stava per vincermi per l’ennesima volta, ma ho retto, forte della consapevolezza derivata da un po’ di pratica Anapana che sto facendo e dall’ascolto dei discorsi di Goenka sui 10 giorni di corso Vipassana che non vedo l’ora di fare (causa coronavirus sono sospese le iscrizioni per i nuovi studenti almeno fino a fine anno).

Era fondamentale smettere di fumare prima di Settembre perché sapevo cosa avrei dovuto affrontare i primi mesi e volevo togliermi di mezzo le sigarette prima di iniziare la sfida vera e propria sul mio corpo, che rappresenterà una parte fondamentale del mio saggio. Non voglio scrivere, infatti, un saggio chiacchiere e distintivo, come ce ne sono tanti in giro, ma un saggio esperienziale, con i risultati dei miei studi sul corpo (stile alimentare, attività fisica e meditazione Vipassana) applicati su me stessa.